Settembre era il tempo di…pitturare

Giuseppe Bruzzone

Settembre il mese finale dell’estate, è un pò meno caldo con qualche acquazzone, e la temperatura più abbordabile. In famiglia era il mese delle pitturazioni ed io mi ritrovavo con il raschietto e il pennello in mano. Mio padre Benedetto prendeva sempre le ferie in settembre, parliamo degli anni ‘60-80’; non si andava in vacanza fuori Liguria come ai giorni nostri; i bagni marini erano sotto casa, il fresco dell’Acquasanta a pochi chilometri. Le ferie di mio padre erano così scandite, la prima settimana: pitturazioni casalinghe, la seconda: bagni termali all’Acquasanta. Ora le terme sono di moda, ad Acquasanta sulle alture a pochi chilometri da Pra’ sono state rimodernate con impianti moderni, allora mio padre era già un ‘green’ uno dei pochi frequentatori delle terme: passava una settimana di abluzioni all’ acqua sulfurea nelle vasche di marmo per ritemprarsi  mentre io ero fuori delle terme a girare in bicicletta e mia madre (che non gradiva l’odore dell’ acqua sulfurea) rammendava al fresco seduta davanti al Santuario in compagnia di mia sorella  Milena …che si annoiava.

Nella prima settimana si pitturava a rotazione: un anno il bianco alle pareti e soffitti, un anno le porte bianche a due ante, un anno le persiane di verde.

Ora si pittura meno, sulle pareti si usano dei prodotti di lunga durata, le porte bianche sono state sostituite da porte di legno o finto legno che non necessitano verniciatura, le persiane sono di alluminio che non scolora; molto    ‘giammin’ (fatica) di meno !   Aiutavo mio padre come ‘aiuto spegassin’, pitturavo con la pennellessa le parti bassi dei muri mentre lui si occupava dei soffitti, più grande prendevo in carico le porte, le carteggiavo, poi una mano di cementite e lo smalto finale; la porta era nuova !                              L’ anno delle persiane era il più duro: togliere dai cardini le persiane e portarle dentro in casa era una operazione rischiosa, le ante pesavano ma mio padre con mossa abile le portava dentro, io dalla finestra accanto segnalavo il passaggio di pedoni sul marciapiede di via Ratto.

Le persiane erano le più ostiche; il legno esposto alle intemperie si deteriorava, e mio padre ‘bancà’ (falegname) cambiava o rattoppava i legni, una mano di minio (allora si usava, poi scoperto la nocività del prodotto non fu più usato, al suo posto la cementite). Una volta sui cavalletti intervenivo io a verniciare col classico verde bandiera del colorificio Boero  dal 1831) o Brignola (dal 1901) ; i  migliori colorifici genovesi ancora oggi. Le persiane hanno una storia che inizia nel Medioevo, al tempo delle Repubbliche Marinare. Inventate dai persiani ed importate in Italia dai mercanti veneziani presero il nome dal paese d’ origine e veneziane per i primi importatori. In Liguria le chiamiamo ‘gioxie’(gelosie): secondo un aneddoto  legato al loro uso in Persia: si dice che i mariti persiani le utilizzassero per osservare di nascosto le proprie mogli, da cui deriva anche il nome alternativo di “gelosie”. Un’ altra curiosità che riguarda le facciate con persiane, a Genova nel 1798 nacque una tassa sulle finestre. Le case con meno di sei finestre non pagavano nulla, mentre quelle con più finestre sì.

I proprietari per non pagare iniziarono a murare e dipingere le finestre! Ecco perché nei colorati edifici storici della nostra regione troviamo tante finestre disegnate! E da allora, persiane e finestre vengono chiamate… imposte !

Le pitturazioni non finivano lì, si facevano anche in esterno! Il nonno materno Giacomo da Dunda coltivatore di basilico nella piana del barone Podestà  aveva due grandi classiche serre da basilico: struttura in ferro, muro posteriore in cemento, tetto e fianchi vetrati, la parte terminale del tetto a spiovente della serra è di vetrine mobili dette ‘arve’  in telaio di legno (2 m.x 0,8 m, peso circa 30 kg.) con vetri per areare la serra di giorno in primavera/estate, al calar del sole vengono richiuse manualmente. A giugno prima di San Giovanni Battista terminata la stagione della raccolta del basilico la terra della serra è lasciata riposare e le vetrine mobili vengono tolte e ricondizionate, il telaio in legno se necessario viene sostituto e poi pitturato, il vetro (40*40 cm.) se danneggiato viene sostituito e sigillato con uno stucco di catrame semi solido sparato con una pistola. A Pra’ c’era una famiglia di artigiani detti ‘i Berunetti’ che le  costruiva e le ricondizionava. Nel retro della serra all’ombra di un grande fico era posizionato il cantiere, io col nonno o con gli zii  Gino e Antonio nel pomeriggio pitturavo o mettevo il ‘brek’, nome in gergo dello stucco catramato per sigillare i vetri, indossavo sempre un costume da bagno e ogni tanto mi immergevo nel fresco trogolo adiacente alla serra. Queste operazioni erano rituali ogni estate. Poi negli anni ‘90 è arrivato il porto famelico che ha divorato le serre del nonno con tutte le vetrine: stop a stucco e pittura e…una coltellata al cuore. Nella piana Podestà nei poderi vicino ai ‘da Dunda’ sono rimaste alcune serre ora moderne e anche sulle alture di Pra’; sono in strutture metalliche con le vetrine mobili azionate da motori telecomandati: non hanno più bisogno di pittura !

Credo che la mia passione artistica è dovuta alle arve, mi piace pitturare, l’odore mi inebria, ora mi consolo dando solo il bianco alle pareti, le bianche porte sono sostituite da quelle di legno o finto legno, e le serre le guardo sulle colline dal canale di calma.

Ma quando ho il pennello in mano sento la voce del nonno che dice ’ Dagghene memo e… tia o pennello!’ 

Fotografie di Giuseppe Bruzzone

 

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