Domenica 13 settembre, i praini  all’ Aeguasanta    

Giuseppe Bruzzone

La seconda domenica del mese, il 13 settembre buona parte dei praini, praesi e non si trasferisce all’Acquasanta, per un appuntamento iniziato nel 1617: si svolge il pellegrinaggio della Parrocchia dell’Assunta di Pra’ al Santuario dell’ Aeguasanta,

Per chi non è di Pra’ una breve cronaca della giornata che da anni si svolge con questo copione con piccole variazioni ogni anno. Prima tappa: di buon mattino i confratelli approntato la processione cominciando dentro l’oratorio. La partenza è un momento particolare: in Arciconfraternita arrivano i  cristezzanti, primi i locali praini e poi i confratelli venuti a ‘dà na man’ da Fiorino, Fabbriche, Voltri, Pegli, armati di borsoni: i più grossi sono quelli dei purtuei, con la tunica, la cappa e il supporto di cuoio del crocco, più piccolo quello dei stramuei con solo la cappa bianca e il cordone, un saluto, e nell’ambiente ancora ovattato con movimenti lenti e coordinati procedono alla vestizione del crocifisso.

Lo spazio come un formicaio si anima di tante cappe…ma bianche, in un angolo i ‘Cappa di Testa’ (sarebbero gli apri processione) che  indossano le loro cappe color giallo senape. I cinque cristi, in sequenza con movimenti coordinati vengono levati dai loro supporti, quest’anno uno è già pronto sul suo supporto: è quello più piccolo e nuovo della squadra junior portato per la prima  volta nella processione dell’ Assunta.

Le croci vengono calate al suolo e messe sui cavalletti col piede (pessin) che tocca il  pavimento, dal retro della sagrestia arrivano i confratelli con le custodie dei canti, delicatamente estratti con abili e collaudate mosse vengono attaccati alle croci

Nell’aria ovattata  dell’Otoio cominciano  a vibrare i canti che han dormito dalla processione dell’Assunta.

Tra i cristezzanti ci sono degli specialisti i ‘portatori in spalla’ del Cristo che con agili mosse si portano la croce leggermente inclinata in spalla, con in coda altri due aiutanti passano la stretta porta dell’oratorio e il  breve corridoio. I Cristi sono al sole e all’aria, passano sotto il voltino tra la chiesa e la canonica, arrivati in piazza vengono riposizionati sul cavalletti in attesa dell’uscita dell’Arca della Madonna del Ciccioin (del 1674),  quando è fuori i Cristi vengono tirati sù  posti in verticale e allineati, prendono posizione.

La processione è aperta dai tre Cappa di  Ttesta seguiti per la prima volta dal  piccolo crocifisso della squadra junior,  dietro la squadra delle/dei piccoli Pellegrini in tenuta rosso/rosa, i crocifissi mediani con in mezzo la banda ‘Città di Voltri’ (presente da anni), e il grande Cristo Moro, il gruppo dei confratelli con le cappe e tabarri neri e rossi, i parroci, l’ Arca con ai lati  i due Supeiù (Superiori) Marco Bruzzone e Andrea Bozzo in abiti civili eleganti, e i fedeli al seguito.

Seconda tappa: la processione sfilando  verso levante sull’Aurelia giunge al parcheggio in area ex Amga. Smontati i canti, i crocifissi e l’ Arca sugli autocarri la carovana dei confratelli prende la direzione di ponente salendo al Santuario.

Terza tappa all’Acquasanta: ricevuti dai  crocifissi; quello del Santuario di N.S. dell’Acquasanta, delle Confraternite di Belforte Monferrato, di Lavagna, con una croce interamente ricoperta d’oro, e di Sant’Olcese, con il crocifisso restaurato, considerato uno dei più monumentali di Liguria.

Messi a terra le croci e rimontati i canti la  processione è ripartita con i Cristi delle Confraternite ospiti. In discesa della Cappelletta dell’Acquasanta eccoli davanti la Scala Santa di 33 gradini dove gli stramuei e i portouei danno il massimo per affrontare la scalata: salire tutti i gradini senza fermarsi, chi con più di 130 o 14 chili sul crocco non e’ da tutti. Un’ impresa che ognuno ricorderà per sempre.       In  cima alla scalinata ancora un gesto di armonia e forza: l’ inchino davanti all’immagine dell’Ecce Homo con ai lati le autorità religiose e laiche.

Lo stesso per la cassa dell’Assunta  arrivata dopo l’ ultimo Cristo.                        Scoppiati i mortaretti (usati dal 1851), con sotto i venti camalli la cassa pesante 600 kg, parte  all’improvviso, inclinata in mezzo alle teste dei fedeli sembra che salga al cielo: una scena che riceve applausi dai numerosi fedeli e no attorno alla Scala Santa: uno spettacolo unico !                            Poi l’ ultimo strappo finale; la salita al  piazzale del Santuario dove i crocifissi vengono presi in consegna dai portuei ’ballerini’ che sulle note delle  allegre marce prima di entrare in chiesa fan ballare il Cristo secondo il proprio stile; chi da fermo, chi in circolo saltellando, chi  lo fa ruotar come una trottola; movenze leggere ed emozionanti! Davanti al portone del Santuario infine arriva l’ Arca, i camalli con abili manovre saliti i sei gradini la portano in chiesa e inizia la Santa Messa.

Quarta tappa: riposo al Santuario: finita la Messa i cristezzanti e i pellegrini in pausa  si sono ristorati chi sui prati, o nelle trattorie della zona.

In chiesa i Cristi e l’ Arca in riposo sono guardati a vista da quattro confratelli custodi, vigili sempre in guardia.

Quinta tappa il ritorno a Pra’: dopo il  vespro smontaggio delle croci e partenza per Pra’, arrivati in piazza Sciesa e rimontati i Cristi dell’ Arciconfraternita, il corteo processionale da levante a ponente attraversa la delegazione accompagnato dalla Banda fino alla piazza della chiesa di Palmaro. Sul sagrato il Parroco Don Giorgio Rusca ha benedetto i fedeli e ringraziato tutti: le volontarie, i confratelli, i musicisti i fedeli e…la bella giornata; imitato anche dal Superiore Andrea Bozzo.

Sesto tempo: alla fine della grande e  intensa processione la cassa dell’Assunta rientra in chiesa; mentre all’esterno ancora un ultimo ballo dei Cristi al suono della Banda chiude la giornata.

All’imbrunire i cristezzanti dopo aver  riportato i crocifissi (sempre a spalla) in oratorio, rimesse le cappe, i crocchi, e i tabarri nei borsoni si sono ritrovati, come nel rugby per il terzo tempo, nel salone del circolo parrocchiale per un momento conviviale; una sobria cena, nel rispetto della tradizione! E come alla fine di una partita vittoriosa, il lancio dei due Supeiù al cielo, molto contenti della  riuscita della processione, con gli applausi del salone roboante. Anche Don Rusca   subisce il rito come i due  Supeiù…un ultimo allenamento per i  portuei

E’ stata una giornata unica, emozionante: di fede, di incontri, occasione di vedere amici o parenti che non si vedono da tempo, visi genuini abbronzati dal lavoro all’aperto, mani callose e segnate, espressioni forti e sorridenti dopo gli sforzi, parole in lingua genovese, un caleidoscopio di immagini e suoni che si portano dentro e rimangono in testa: gli incitamenti e gli sguardi tra i cristezzanti, il tintinnio dei canti scintillanti vibranti nell’aria, le voci delle/i piccoli Pellegrine/i, le marce della Banda, sensazioni uniche  che si mischiano tra loro; devozione, vicinanza, spirito di squadra che fanno il sentire di una comunità.

Nel mentre tra un piatto e l’ altro i cristezzanti confabulavano a formare le prossime  squadre per l’ ultima tradizionale processione; quella della vicina parrocchia di Nostra Signora del Soccorso e San Rocco di domenica 18 ottobre, con la nuova squadra junior in più; dall’ultima processione dell Assunta ora i Cristi processionali dell’ Arciconfraternita sono sei.

Grazie della gran giornata, confratelli di  Otoio!

 

1 Comment

  1. Come descrive Giuseppe queste antiche processioni ….non c’è n è per nessuno!i minuziosi passaggi, le particolari configurazioni dei portatori di Cristo,i costumi e gli attrezzi: una cronaca dettagliata ed affascinante.

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*