Maurizio Barberis
Il rispetto e la cura dei cimiteri riflettono direttamente il grado di civiltà e la sensibilità di una comunità verso la propria memoria. Non a caso, due famosi aforismi recitano: «Il grado di civiltà di un popolo si misura dal modo in cui cura i propri cimiteri e onora i suoi defunti» e «Mostratemi il modo in cui una comunità si prende cura dei suoi morti e io vi misurerò con esattezza matematica le virtù democratiche del suo popolo, il suo rispetto per le leggi e la sua lealtà verso alti ideali».
Ebbene, il Comune di Genova e il Municipio VII Ponente appaiono in totale dissintonia con tali alti principi. Lo dimostra la situazione vergognosa nella quale mantengono — o sarebbe meglio dire “non mantengano” — il cimitero storico e monumentale di Pra’. Come documentato dalle fotografie scattate sul posto, ampie aree del sito versano nel degrado a causa di erba alta e vegetazione infestante. Questa incuria ha suscitato le accese proteste dei cittadini presenti, spingendoli a segnalare quello che considerano uno scempio imbarazzante.
Ricordiamo che la struttura venne realizzata nel 1832 dal Comune di Pra’ (il cimitero monumentale di Staglieno fu inaugurato quasi vent’anni dopo, nel 1851) e ospita sepolture antiche di grande pregio: capitani d’industria, costruttori navali, marinai praesi e persino uno dei garibaldini della Spedizione dei Mille.
Ecco alcune delle testimonianze raccolte oggi al Cimitero di Pra’.
«Il cimitero così mal tenuto è una vera vergogna»; «Sono stato costretto a togliere manualmente le erbacce che soffocavano la sepoltura di un mio parente: non potevo sopportare un simile sfregio alla sua memoria»;«I soldi per curare il verde in Corso Italia li trovano sempre, per il cimitero di Pra’ no. Ci trattano come cittadini di serie B»; «Quando Pra’ era Comune, Delegazione o Circoscrizione, la cura del cimitero era buona. Da quando siamo finiti in questo Municipio è uno schifo continuo».
Le immagini scattate all’interno della struttura documentano fedelmente le condizioni riscontrate durante il sopralluogo e confermano, visivamente, la fondatezza delle proteste dei cittadini.
Fotografie scattate il 31 agosto 2026



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