Redazione
La piazza, tra Via Cordanieri e Via Fusinato, si formo’ nei primi anni Settanta dell’800 in occasione dei lavori di costruzione del ponte sul Torrente Foce (purtroppo distrutto dall’alluvione del 1993 e sostituto da quello attuale) che sostituiva quello, antichissimo, che si trovava in corrispondenza dello sbocco di Vico Bignone e che faceva parte del percorso medievale di attraversamento del paese e forse anche della antichissima via romana.
L’edificio posto sul lato nord all’incrocio con Via Cordanieri ospito’ per alcuni anni nel corso dell’Ottocento il Comune di Pra’, dopo il trasferimento dalla prima sede di Vico Bignone e prima del passaggio definitivo nel Palazzo Grimaldi -Doria-D’Angri, avvenuto solo verso la fine di quel secolo.
La piazza venne inizialmente denominata Piazza Foce; nel 1882, nell’ambito delle celebrazioni colombiane, fu intitolata a Cristoforo Colombo, per poi assumere la definitiva denominazione nel 1926.
In quegli anni il Caffè Colombo, all’angolo con Via Fusinato, era considerato il locale pubblico più rinomato dell’intero Comune di Pra’ ed una palma completava la caratteristica fisionomia della piazza in quel periodo.
Dall’Antologia Praese 2.0
Tommaso De Cristoforis
Da «Gli eroi si incontrano “sul ponte”»
SuPraTutto 16 settembre 2015 di Guido Barbazza
Tommaso De Cristòforis nacque a Casale Monferrato il 5 giugno 1841, dall’avvocato Paolo e da Marietta Manara, compì gli studi all’Accademia Militare di Torino, da dove ne uscì nel 1859 con il grado di sottotenente e fu destinato al 12º Reggimento fanteria della Brigata Casale. Il 26 ottobre dell’anno seguente partecipò ad uno scontro contro i borbonici presso San Giuliano guadagnandosi la medaglia d’argento al valor militare. Partecipò all’assedio di Gaeta come aiutante di campo del generale Efisio Cugia. Nel 1866 partecipò alla terza guerra dì indipendenza e successivamente al soffocamento della rivolta scoppiata nella città di Palermo.Trasferito nel 56º Reggimento di Torino, la sua carriera militare si svolse nella città, raggiungendo il grado di tenente colonnello nel 93º reggimento di fanteria. Il 12 settembre 1886 assunse il comando del III Battaglione Fanteria d’Africa del Corpo speciale d’Africa a Massaua. Il 27 gennaio 1887 il tenente colonnello Tommaso De Cristoforis si mise in viaggio da Monkullo con 540 soldati italiani e 50 basci-buzuk (soldati di colore) per portare aiuto al piccolo presidio del maggiore Bonetti, a Saati, attaccato da Ras Alula alla testa di diecimila uomini. La sua colonna venne accerchiata nelle vicinanze di Dogali da cinquemila abissini, dei quali un buon numero era armato di fucili, e distrutta. I nostri lasciarono sul terreno 26 ufficiali e 407 soldati morti, tutti gli altri feriti (alcuni evirati). Quando il campo di battaglia era ormai seminato di cadaveri il De Cristoforis gridò ai pochi superstiti: “Voi siete sacri alla morte come i vostri compagni che sono qui caduti. E’ vostro supremo dovere di morire col nome della Patria sulle labbra. E ora presentate le armi ai nostri caduti”. Tutti obbedirono all’ordine. Poi si accese la mischia. Terminate le munizioni, si caricò alla baionetta in un’accanita lotta corpo a corpo. De Cristoforis, accerchiato da un nugolo di etiopici, si difese facendo vuoti tra gli assalitori. Ma una lancia lo colpì in pieno petto. La patria decorò alla memoria il De Cristoforis con la massima onorificenza, con la seguente motivazione: «Per avere spontaneamente impegnato il combattimento contro forze sproporzionatamente superiori e per aver in seguito opposto eroica difesa nella quale Egli fu ucciso e tutti i suoi dipendenti rimasero morti o feriti». Il suo nome apriva l’elenco delle medaglie d’oro che dovevano essere conferite nella nostra prima guerra d’oltre mare.Negli ultimi decenni dell’Ottocento l’Italia si lanciò nell’avventura coloniale africana. Non dobbiamo in questa sede porci la domanda se sia stato giusto o meno farlo; rimane invece il dato di fatto storico: la nostra bandiera sventolò negli altopiani, nei deserti e nelle foreste del Corno d’Africa. Pertanto è doveroso ricordare i nostri morti, connazionali che donarono se stessi per un patriottico ideale. A Pra’ ciò è stato fatto, e gli eroi di mille battaglie, Airaghi e De Cristoforis, si incontrano metaforicamente dove la via e la piazza praesi si vengono a toccare: “sul ponte”.
Dall’Antologia Praese 2.0

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